Il Ristorante al Turcotto vanta una tradizione culinaria di quasi duecento anni. Il locale, aperto nel lontano 1816, è il più antico di Anzio e dintorni e nel corso di due secoli di storia non ha mai cambiato gestione, sempre tramandata di padre in figlio.

Gaetano Garzia proveniente da Toledo approda ad Anzio nel 1816 dove decide di aprire una piccola trattoria: “IL TURCOTTO” lungo il porto di Anzio che sarà trasferita più tardi nel centro del paese.

Per la sua carnagione scura e l’abitudine di portare una specie di fez rosso sul capo i suoi compaesani, come era allora usanza, gli conferiscono il soprannome di Turco e da lì Turcotto.

 

Nel corso degli anni la gestione del ristorante si tramanda sapientemente tra i membri della famiglia Garzia e così la tradizione della cucina tipica portodanzese. Nel 1860 la trattoria viene presa in gestione dal figlio di Gaetano, Giovanni Garzia, e successivamente nel 1875 dal nipote di Giovanni, Achille Garzia. Nel frattempo “Il Turcotto” cambia ubicazione varie volte. Nei primi del ‘900 con Oreste, figlio di Achille, si trasferisce nuovamente lungo la passeggiata del porto, attuale “Corso del Popolo” e intorno al 1920 alcune fotografie ne documentano l’ubicazione in via XX Settembre sotto la gestione di Achille Garzia, figlio di Oreste, coniugato con Evangelista Lo Fazio.

La famiglia Garzia intanto cresce con due nuovi eredi: Oreste e Rodolfo, le esigenze aumentano e si avverte il bisogno di ingrandire l’azienda. Nei primi anni ’30 del secolo scorso la famiglia di Achille si trasferisce sulla Riviera di Ponente e iniziano i lavori per la costruzione del nuovo ristorante in quella che è la sua attuale ubicazione. Achille con grande coraggio e lungimiranza decide di abbandonare i fragori del porto per trasferirsi in una zona allora di periferia, decentrata e ancora poco abitata ma di incantevole bellezza e grande suggestione storico-culturale. Il ristorante è situato infatti a picco sul mare tra i resti del braccio destro del vecchio porto romano da un lato e i ruderi della villa imperiale di Nerone dall’altro, sotto il caratteristico faro di Anzio. La bellezza di quel luogo viene rivalutata con il trascorrere degli anni dalle generazioni successive.

Negli stessi anni anche i fratelli di Achille aprono due nuovi ristoranti: il “Garda” con Giovanni Garzia, e il “Caprera” con Renato ed Enrico Garzia. La famiglia Garzia inizia così la grande tradizione della cucina portodanzese.

Con la II Guerra Mondiale i progetti per la costruzione del nuovo ristorante subiscono un rallentamento e la famiglia Garzia, come gran parte della popolazione, si rifugia a Roma. Un aneddoto, prima della partenza nonno Achille nasconde sotto le cantine, antichi magazzini del porto di Nerone pertinenti al ristorante, tutte le stoviglie, argenterie e attrezzature di sala e cucina sperando di salvarli dai tumulti dell’invasione dei nazisti e dai bombardamenti. E cosi è stato, perchè al rientro ad Anzio, dopo lo sbarco degli Alleati il 22 gennaio 1944, Achille trovò intatto tutto ciò che era riuscito a nascondere. Il lavoro che li attende a quel punto è duro e faticoso, ma il fervore e la voglia di ricominciare degli anziati e quindi anche dei Garzia è tanta e nel giro di poco tempo, grazie anche all’instancabile lavoro di Achille e dei suoi figli Oreste e Rodolfo, il ristorante Turcotto rifiorisce. Nei primi anni ’60 Achille lascia in eredità il ristorante al primogenito Oreste che nel 1965 muore tragicamente. La moglie Ermelinda, con i suoi tre figli ancora piccoli, Achille, Enrico ed Evangelista prende le redini dell’azienda portandola avanti con grande tenacia e capacità organizzative. Gestione che passerà agli inizi degli anni Settanta nelle mani dell’allora giovanissimo Enrico Garzia coadiuvato dalla sorella Evangelista, settima generazione della famiglia. Oggi il ristorante Turcotto tiene alto il prestigio acquisito nel corso di quasi due secoli, grazie al lavoro di Enrico, della moglie Patrizia e delle figlie Ermelinda e Maria, continuando a essere un fiore all’occhiello della tradizione gastronomica anziate.